Fiori nel fango, di Hillary Jordan

fiori_nel_fangoFiori nel fango, di Hillary Jordan, edizione Neri Pozza, 2009. pp320. Traduzione di C. Bromelli

Una storia ambientata nel Sud degli Stati Uniti negli anni post Seconda Guerra Mondiale che si legge piuttosto piacevolemente… ma… questo libro c’ha un brutto raffreddore! Continua a starnutire argomenti e temi complessi (razzismo, amore, tradimento, violenza, conseguenze delle guerra…), e poi li molla lì senza manco raccoglierli con un fazzolettino. Per questo alla fine non viene da dimetterlo con un “sì, stai bene, vai e prospera”. L’autrice l’ha trascurato, l’ha esposto al freddo senza prima proteggerlo con la solidità di una struttura organizzata. Speriamo non sia contagioso…

Indicazioni: per affezionati sempre e comunque dei romanzi storici al femminile.

Controindicazioni: non è indicato ai maniaci del dettaglio storico e psicologico, né a quelli per cui la sostanza è meglio della storia raccontata.

Effetti collaterali: può provocare delusione nei lettori convinti dalla trama di star approcciando un libro che parla tanto d’amore.

Posologia: assumere in piccole dosi regolari dopo aver pulito le scarpe dal fango.

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La settimana bianca, di Emanuel Carrère

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E’ tutto un inganno: la tenera copertina della edizione Adelphi, il titolo che ricorda un film da cinepanettoni o una commediola vacanziera, il protagonista, un bambino di nome Nicolas che per i francesi (e per me, che ho adorato follemente questa serie) significa assolutamente l’opera comicissima di Goscinny e Sempè.

La realtà è: un bambino socialmente inetto soffocato da dei genitori oppressivi, l’orrore come forma di fantasia infantile, un mondo reale che supera l’orrore immaginato.

Indicazioni: per amanti delle elucubrazioni mentali e degli incubi in climi freddi.

Controindicazioni: gastrite nervosa e palpitazioni per gli animi emotivi.

Effetti collaterali: orticaria da tensione, episodi di nausea al proseguire della lettura.

Posologia: da leggersi tutto una volta come forma di esorcizzazione pre-vacanza. Assicurarsi di avere un’ancora di affetto.

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La settimana bianca, di Emanuel Carrère. Edizione Adelphi, 2014. pp 139. Traduzione di Maurizia Balmelli.

Imparo il tedesco, di Denis Lachaud

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A scuola è praticamente dall’asilo che ci chiamano «sporchi crucchi» o «Rommel» o «Rommel heil Hitler» o «Hitler». Il nostro cognome vero è Wommel e la guerra è finita da più di trent’anni, ma i tedeschi hanno lasciato brutti ricordi nelle famiglie francesi. Max ha scelto inglese come prima lingua, io ho deciso di fare tedesco come prima lingua, a casa non parliamo mai in tedesco, che senso ha chiamarsi Ernst Wommel e non sapere il tedesco?

Tre volte ho consigliato “Imparo il tedesco” e tre volte si è pensato stessi consigliando un manuale di lingua.

Manuale di lingua tedesca non lo è, no, però in effetti imparo il tedesco è qualcosa che fa il protagonista, figlio di tedeschi emigrati in Francia subito dopo la guerra, ma anche il lettore: impara Il Tedesco, si ritrova a conoscere l’uomo tedesco che vive nelle prime generazioni successive alla Seconda Guerra Mondiale.
Quelle generazioni che cioè possono guardare a genitori e nonni e chiedersi cosa facessero in quegli anni terribili; così come io ho chiesto ai miei genitori dove fossero durante il momento dello sbarco sulla Luna, i personaggi di questo romanzo chiedono risposte: “Dove eri, tu, tedesco, quando c’erano i campi di concentramento?”.
Ci sono poi anche personaggi che queste domande non le vogliono porre, altri che fingono di non sentirle, altri che, addirittura, si negano di parlare la propria lingua madre come se essa stessa incarnasse le colpe e le vergogne.

Un libro che tratta temi importanti e scivola giù fresco come una bibita frizzante alla menta.

Indicazioni: perfetto per studenti di lingue e anime impacciate alla ricerca di una terra d’appartenenza.

Controindicazioni: da astenersi amanti della trama arzigogolata e degli anni scanditi con lentezza.

Effetti collaterali: inarrestabile impulso di scavare nei segreti di famiglia.

Posologia: un paio di sere di relax dopo la stanchezza, senza fastidi intorno.

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Imparo il tedesco, di Denis Lachaud. Edizione 66thand2nd, anno 2013. Traduzione di Sergio Claudio Perroni.